Kyle Luu, stylist di Solange Knowles, svela il segreto della loro grande intesa


“Sapevo fin dall’inizio che When I Get Home (2019) sarebbe stato un progetto iconico,” dice la stylist Kyle Luu, 30 anni, parlando dell’album di 19 tracce e del film che l’accompagna creato da Solange Knowles. La creativa taiwanese-vietnamita – che è cresciuta ammirando le dive pop degli anni Novanta e che a tempo perso spesso creava capi alla moda fai da te per gli amici – ha conosciuto Knowles nel 2017 quando si è occupata del suo look per il Met Gala ed è poi diventata la stylist fissa della cantante da Grammy.

When I Get Home è stato realizzato in un periodo difficile per Knowles, quando era alle prese con dei problemi di salute, ma ne parla come del “progetto che mi ha letteralmente cambiato la vita”. Girato per lo più a Houston, in Texas, città natale della cantante, sia l’album che il film ruotano intorno alle sue radici ancestrali, rendendo nel contempo omaggio a cowboy neri e al futurismo con un eccellente styling: Telfar, Gucci vintage e Dion Lee sono stati scelte ovvie per i look definitivi. “Si trattava di mantenere una visione aperta e un guardaroba molto pulito ed essenziale,” spiega Luu in videochiamata dal suo appartamento di New York.

In occasione del secondo anniversario dell’uscita di When I Get Home – Knowles, 34 anni, ha festeggiato l’avvenimento con un director’s cut rimasterizzato del film – Vogue ha raggiunto Luu per parlare della realizzazione dei look per il progetto, di come la generazione Z stia rinnovando la scena della moda newyorkese e dei designer da seguire.

Da piccola si studiava le riviste di moda. Ha mai realizzato qualcuna delle sue fantasie lavorando nella moda?

“Da piccola non avrei mai immaginato di lavorare nella moda. Vedevo tutti questi meravigliosi designer all’avanguardia sulle riviste, da Hussein Chalayan a Yohji Yamamoto a Comme des Garçons. Non avrei mai pensato di riuscire a toccare quei capi e di vederli prendere vita – è quasi come realizzare il mio sogno di bambina”.

Ci sono voluti due mesi per completare il progetto e ha avuto una squadra considerevole con lei. Com’è andata?

“So che a Solange piacciono le linee pulite – ormai è quasi una regola non scritta tra noi. Ho lavorato con la stylist Mecca James-Williams che si è occupata del look di gran parte del cast insieme a la stylist e consulente artistica Chela Mitchell, e anche le stylist Becky Akinyode e Jessica Willis hanno lavorato al progetto. Inoltre, ero aiutata dai miei assistenti, Julio e Tonya. Mi è piaciuto far parte di questa splendida squadra – i legami dietro le quinte l’hanno resa un’esperienza speciale”.

Sono passati due anni dall’uscita di When I Get Home, ma l’impressione è che sarebbe potuto uscire ieri.

“È incredibile com’è volato il tempo. L’altro giorno ho riguardato il film e mi ispira ancora tantissimo. Lo si potrebbe guardare tra qualche anno e sarebbe ancora attuale. Come attaccano le prime note e la macchina da presa fa una panoramica verso il basso, si viene trasportati in un’altra dimensione”.

Solange l’ha portata a Houston, vero? Com’è stato?

“È sempre molto interessante quando qualcuno ti porta nel quartiere in cui è cresciuto e ti racconta la sua infanzia. Siamo andate da Houston a Dallas, a Marfa e poi a El Paso, tutti in Texas, e poi siamo tornate a Houston. Solange mi ha mostrato il negozio di tessuti in cui andava sua madre – Tina Knowles – e Frenchys Chicken, il locale che ama dove servono il pollo fritto.

“Ho visto un riflesso di lei in Houston e un riflesso di Houston in lei solo girando per la città e guardandomi intorno. Amiamo entrambe scovare delle cose, quindi mi mostrava le sue gemme nascoste preferite, dai mercati delle pulci ai centri commerciali. Mi piaceva perché vedevo molto di me stessa in lei. È molto concreta, ci intendiamo al volo”.

Il lockdown ha dato all’industria della moda del tempo per riflettere. Da newyorkese, cosa pensa dello stato della moda attuale?

“Giro per New York e i diciassettenni portano le creazioni dei loro amici o capi presi su eBay, non comprano roba costosa nei negozi. Penso che il lusso al dettaglio stia cambiando ed è molto evidente qui, a New York. Molti dei nostri grandi magazzini più noti hanno chiuso e purtroppo anche alcuni di quelli più piccoli, tra cui Opening Ceremony un negozio che sosteneva i nuovi designer. Cerco di accogliere futuri stilisti e studenti in ogni progetto – sono i designer che pensano all’ambiente”.

In cosa potremo vederla impegnata prossimamente?

“Mi sono occupata dello styling per un progetto chiamato The Show’s Over per il teatro Schauspielhaus di Zurigo con il regista Wu Tsang e con l’artista Tosh Basco. Ci abbiamo lavorato poco prima dell’inizio del lockdown e ci siamo coordinati da remoto per due mesi, poi sono andata in Svizzera a girare per due settimane. È stato molto diverso dai progetti editoriali, una ventata d’aria fresca”.

5 designer ora sul moodboard di Kyle Luu

Robert Wun

“Mi piace lo stile personale di Robert; la sua interpretazione della femminilità, della natura e le sue proporzioni sono meravigliose – è sempre dieci passi avanti.”

Supriya Lele

“Vedo all’istante come le origini indiane e l’eredità culturale di Supriya hanno influenzato il suo lavoro. Il suo occhio per il layering e per i minimi dettagli dei suoi capi non ha pari.”

Gogo Graham

“È un riflesso sincero della sua identità e della sua comunità. I capi sono tutti unici nel loro genere e non influenzati dalle tendenze.”

Arturo Obegero

“Abbiamo usato Arturo in When I Get Home — mi piace l’equilibrio tra capi scenografici e minimalisti. È unico.”

Final Loss

“Final Loss è un brand canadese e creano look completi, come gli sylist. Il loro ibrido tra streewear e avant-garde è emozionante da vedere.”

Guardate When I Get Home qui e su Apple Music





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